Gornergrat, Zermatt, 2016, dal progetto «Stranamente familiare». © Simon Roberts

Stranamente familiare. Sguardi sulla Svizzera

Dall’11 febbraio
al 7 maggio 2017

L’immagine della Svizzera è stata determinata in modo particolare da fotografie turistiche. Spettacolari panorami alpini, idilliaci paesaggi di campagna o ritratti di Svizzeri "autentici" hanno riscosso un grande successo sul mercato e hanno contribuito in modo importante all‘identità nazionale - portando anche però ad un’inflazione e ad un irrigidimento del repertorio di immagini. Svizzera Turismo ha deciso di realizzare in occasione del suo centesimo anniversario nel 2017 un progetto inconsueto che mira ad esplorare da un nuovo punto di vista il potenziale della fotografia. La Fondazione Svizzera per la Fotografia (Winterthur) ed il Musée de l'Elysée (Lausanne) hanno invitato cinque fotografi di fama internazionale a osservare attentamente la Svizzera in modo autonomo e soggettivo, liberi da ogni vincolo pubblicitario. Quello che Alinka Echeverría (Messico/UK), Shane Lavalette (USA), Eva Leitolf (Germania), Simon Roberts (UK) e Zhang Xiao (Cina) hanno scoperto durante il loro viaggio all’interno del paese o lungo il confine è sorprendente e una grande fonte di ispirazione. Le loro immagini, allegre, poetiche o dallo sfondo enigmatico, invitano a reinterpretare ciò che è familiare con gli occhi di uno straniero.

Un’iniziativa della Fondazione Svizzera per la Fotografia, in collaborazione con il Musée de l'Elysée e con il sostegno di Svizzera Turismo. Esposizione al Musée de l’Elysée, Losanna: dal 25 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018. Pubblicazione relativa alla mostra edita da Lars Müller Publishers.

 

Somalia, Mogadiscio, 2012. © Dominic Nahr

Dominic Nahr – Blind Spots

Dal 20 maggio
all’8 ottobre 2017

Le fotografie di Dominic Nahr (nato nel 1983) sono molto apprezzate in ambito giornalistico a livello mondiale. La loro forza espressiva viene però veramente a galla solo nell’ambito di un’esposizione museale. I fatti di politica internazionale e le regioni in crisi rappresentano infatti per il fotografo una mera struttura di base, una sorta di scheletro, da cui discostarsi per immergersi nella vita privata delle persone toccate dalle zone di crisi. Nahr è capace di descrivere e farci percepire stati d’animo e ambienti, che semplici parole o statistiche non riescono a trasmettere. L’esposizione «Blind Spots» viene dedicata a quattro stati africani, che, per un motivo o per l’altro, si trovano in un costante stato di crisi. Si tratta di quattro Paesi che non sono in grado di garantire sicurezze di base alla propria popolazione: Sudan del Sud, Somalia, Mali e Repubblica Democratica del Congo. Le cause di molti dei loro problemi vanno cercate in fattori esterni e spesso e volentieri hanno le loro radici nel colonialismo. In quanto regioni instabili, esse sono fino ad oggi esposte agli interessi economici e politici di poteri stranieri, che cercano di trarre profitto dalla precarietà della situazione. Le vittime di questi conflitti e rivalità sono come sempre gli invisibili, coloro che, all’ombra dei potenti, tentano di arrangiarsi in un modo o nell’altro. Lo scopo dell’esposizione è proprio quello di mettere al centro questi «blind spots».

Forno elettrico, Honegger Rüti, 1942. © Fondazione Jakob Tuggener, Uster

Jakob Tuggener – L’era delle macchine. Fotografie e film

Dal 21 ottobre 2017
al 28 gennaio 2018

Nel panorama della fotografia svizzera Jakob Tuggener (1904-88) è un’eccezione. Le sue immagini, scattate alle feste esclusive dell’alta società, cariche di forza ed espressività, sono diventate leggendarie, ed il suo libro Fabrik, pubblicato nel 1943, è riconosciuto come una delle pietre miliari della storia dei libri di fotografia. Le fotografie e i film dal mondo del lavoro e dell’industria stanno al centro dell’esposizione «L’era delle macchine». Esse riflettono da una parte l’evoluzione tecnica fatta dall’industria tessile dell’oberland zurighese alle centrali elettriche nelle Alpi, e dall’altra rappresentano una vera e propria testimonianza del fascino che assumeva per Tuggener qualsiasi tipo di macchina: che siano telai, forni, turbine, locomotive, piroscafi o auto da corsa. Tuggener amava il loro rumore, la dinamicità dei loro movimenti e la loro indomabile forza, e ne fece arte. Allo stesso tempo osserva, con il suo obiettivo, gli uomini e le donne al lavoro – non senza suggerire che prima o poi saranno forse le macchine a dominare gli uomini.

In collaborazione con la Jakob Tuggener-Stiftung. Parallelamente all’esposizione verranno pubblicate dalla casa editrice Steidel maquette dei libri dell’autore finora inedite.