Joël Tettamanti, Local Studies

dal 28 febbraio al 17 maggio 2009

    

Dallo studio "Qaqortoq", Groenlandia 2004
© Joël Tettamanti

Dallo studio "Niseko",
Giappone 2004
© Joël Tettamanti

Dallo studio "Fuoco",
Svizzera 2005
© Joël Tettamanti

Non ho mai detestato alcun luogo, neppure quando sono andato nel Lussemburgo a fotografare una centrale nucleare. Scopro sempre un motivo interessante, forse qualcosa d'irreale. (JT)

Joël Tettamanti, nato nel 1977 in Camerun, cresciuto in Lesotho e in Svizzera, è un fotografo di viaggio moderno. Come tanti prima di lui, egli visita luoghi conosciuti e sconosciuti in ogni parte del mondo, ma senza preparare i suoi viaggi con ricerche approfondite e senza  consultare alcuna guida: gli basta sapere quale strada percorrere per giungere a destinazioni anche isolate. Durante i suoi itinerari solitari Tettamanti non obbedisce a un concetto prefabbricato, lavora in modo intuitivo e si lascia condurre dal caso, da incontri fortuiti, che gli ispirano fotografie a colori serene e facilmente ricordabili. Tettamanti evita il conosciuto e il già visto e va alla ricerca di immagini che rivelino qualcosa dell'identità di un luogo senza includervi il pregiudizio. In alcune regioni, come ad esempio in Islanda («Where is my giant?», 2008), il fotografare diventa una lotta contro la bellezza sopraffacente e dominante di un paesaggio che sembra essere già stato ampiamente esplorato, e che viene poi catturato in un'immagine poco spettacolare ma forse tipica, emblematica.

Joël Tettamanti ha studiato tra il 1997 e il 2001 comunicazione visuale e fotografia presso la Ecole Cantonale d'Art Lausanne (ECAL). I suoi primi lavori sono dedicati al paesaggio montano svizzero («Cols alpins», 2001) e alle agglomerazioni dell'Altopiano («Stadtland Schweiz», 2002). In seguito, diversi incarichi presso riviste quali Hochparterre, Das Magazin o Wallpaper gli hanno permesso di raggiungere luoghi lontani, dove spesso soggiorna brevemente dopo lunghi voli. Tettamanti ama il jetlag, la sensazione di svegliarsi "fuori tempo" in un luogo in cui non è ancora arrivato interiormente. Come un sonnambulo, si ritrova sovente in zone inabitate e inutilizzate, che rivelano il loro vero fascino nella luce decrescente che segna il confine tra giorno e notte. Gli interessano le zone di transito e i confini, come i passi alpini o le frontiere nazionali («Ondarribi», Francia e Spagna, 2003) perché questi significano sia un'apertura che un'inclusione, garantiscono un'identità e stimolano a un superamento e a una ricerca del nuovo. Tettamanti è un pendolare tra le culture, tra la Groenlandia e il Messico, la Cina e la Spagna, tra strisce di terra in cui la presenza umana è solo intuibile e città dalle quali la natura è stata quasi totalmente bandita. Il suo sguardo è rivolto a una ben definita costellazione di oggetti, strutture o edifici, mediante i quali l'uomo "ammobilia" i luoghi che abita: impalcature assurde, abitazioni provvisorie, casamenti formicolanti, quartieri tentacolari e rovine senza età, corpi estranei situati tra l'utilizzo e il disfacimento, come container messi là a caso o dimenticati, di cui il fotografo e l'osservatore non conoscono il contenuto o lo scopo. Spesso essi appaiono in un vuoto atmosferico che conferisce alle loro strutture e forme una parentela intrinseca e misteriosa: stanno là e attendono che una qualità sensuale della luce dia voce ai loro dettagli insignificanti. Joël Tettamanti non fornisce spiegazioni: non solo vuole vedere il mondo diversamente, ma anche scoprirlo in modo irrealmente diverso nel suo continuo evolversi.

Tecnicamente, Tettamanti cerca i limiti. Da un lato egli fotografa lentamente e con precisione: egli utilizza, come i fotografi del XIX secolo, una camera grande formato su stativo, sceglie spesso tempi di esposizione molto lunghi e usa negativi a colori 4x5’'. D'altra parte, dopo lo sviluppo catapulta le sue fotografie nel XXI secolo mediante digitalizzazione ad alta risoluzione, interpretandole così in forma di dati elettronici, nel catalogo virtuale della nostra cultura moderna.

L'esposizione Local Studies è ispirata al libro eponimo di Jöel Tettamanti, realizzato con il sostegno del Musée d’Art Moderne du Luxembourg (MUDAM) e apparso nel 2006 presso Edition etc, Berlino. Essa mostra, accanto alle fotografie ivi pubblicate, numerosi nuovi lavori. È la prima presentazione comprensiva dell'opera fotografica di Tettamanti in Svizzera.

Martin Gasser

Traduzione di Giovanni Nicoli

Dallo studio "Ondarribi",
Francia e Spagna, 2003
© Joël Tettamanti

Dallo studio "Cols alpins",
Svizzera, 2001
© Joël Tettamanti

Dallo studio "Qaqortoq",
Groenlandia, 2004
© Joël Tettamanti

Dallo studio "Harajuku",
Giappone, 2005
© Joël Tettamanti

Pubblicazione:
Joël Tettamanti, Local Studies, Edition etc, Berlino 2006, 224 p., con un glossario di testi dell'artista e di altri autori (esaurito).