Somalia, Mogadiscio, 2012. © Dominic Nahr

Dominic Nahr – Blind Spots

Dal 20 maggio 
al 8 ottobre 2017

Le fotografie di Dominic Nahr (nato nel 1983) sono molto apprezzate in ambito giornalistico a livello mondiale. La loro forza espressiva viene però veramente a galla solo nell’ambito di un’esposizione museale. I fatti di politica internazionale e le regioni in crisi rappresentano infatti per il fotografo una mera struttura di base, una sorta di scheletro, da cui discostarsi per immergersi nella vita privata delle persone toccate dalle zone di crisi. Nahr è capace di descrivere e farci percepire stati d’animo e ambienti, che semplici parole o statistiche non riescono a trasmettere. L’esposizione «Blind Spots» viene dedicata a quattro stati africani, che, per un motivo o per l’altro, si trovano in un costante stato di crisi. Si tratta di quattro Paesi che non sono in grado di garantire sicurezze di base alla propria popolazione: Sudan del Sud, Somalia, Mali e Repubblica Democratica del Congo. Le cause di molti dei loro problemi vanno cercate in fattori esterni e spesso e volentieri hanno le loro radici nel colonialismo. In quanto regioni instabili, esse sono fino ad oggi esposte agli interessi economici e politici di poteri stranieri, che cercano di trarre profitto dalla precarietà della situazione. L’opinione pubblica mondiale si interessa solo raramente alla popolazione colpita dai conflitti. Il sistema dei media è fatto anche di cosiddetti «blind spots» – carenza di percezione e meccanismi di deifesa – contro cui anche i fotografi non possono far molto. Nonostante ciò le loro fotografie sollevano quesiti importanti: Cosa può far vedere una fotografia? Dobbiamo guardare o piuttosto voltare lo sguardo? Quanto vogliamo vedere? E per finire, può un’immagine atroce esser bella?

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